
Psiche sa leggere, scrivere, pallida lampada araba
Tra Amore e Psiche è quest'ultima quella più interessante: la principessa che per amore del dio Eros sfida Venere e scende fino agli inferi. Che a Paolo Conte piacciano i personaggi con storie da raccontare è risaputo. Non è un caso allora che questo suo nuovo disco si apra con una citazione della favola narrata da Apuleio nelle Metamorfosi, scegliendone il lato più oscuro.
Gianni Sibilla

Ludovico Einaudi, Mali Sajio
Um dia frio
Um bom lugar pra ler um livro
E o pensamento là em voce
Eu sem voce nao vivo
Um dia triste
Toda fragilidade incide
E o pensamento la em voce
E tudo me divide
Um dia frio
Um bom lugar pra ler um livro
E o pensamento la em voce
Eu sem voce nao vivo
Um dia triste
Toda fragilidade incide
E o pensamento la em voce
E tudo me divide
Longe da felicidade e todas as suas luzes
Te desejo como ao ar
Mais que tudo
es manha natureza das flores
Mesmo por toda riqueza dos sheiks arabes
Nao te esquecerei um dia
Nem um dia
Espero com a forca do pensamento
Recriar a luz que me trara voce
E tudo nascera mais belo
O verde faz do azul com amarelo
O elo com todas as cores
Pra enfeitar amores gris
E tudo nascera mais belo
O verde faz do azul com amarelo
O elo com todas as cores
Pra enfeitar amores gris

Prudenza” (phrónesis, nel greco di Aristotele) è la capacità di stabilire con sicurezza «che cosa si deve fare oppure no». Essa, come diceva Tommaso, è «recta ratio agibilium» (retto criterio riguardo a come vivere). Coincide con la genialità interpretativa che una coscienza ben formata sa esercitare sulle situazioni in cui vive. […]
Insieme alla prudenza è opportuno considerare l’ “abilità” o “arte”. Tommaso la definisce come «il retto criterio riguardo a come fare le cose» (recta ratio factibilium) [1]. Arte - in greco téchne, in latino ars - è la maniera adeguata di realizzare le cose: fare qualcosa a regola d’arte, significa realizzarla secondo quel che di meglio la tradizione ci ha suggerito ed esemplificato in proposito. Naturalmente chi possiede realmente un’arte, saprà innovarla, facendo rivivere la tradizione (in modo creativo, o anche polemico). Quel che ci interessa sottolineare è che l’uomo virtuoso o prudente, non potrà non tendere anche ad essere artista di quel che fa, cioè ad essere competente e appassionato, al punto da risultare creativo. Questo vale per il mestiere (anche il meno appariscente), per la professione, per la funzione sociale e politica, ma anche per i rapporti umani ed educativi. Senza arte – cioè, senza competenza operativa negli ambiti in cui agisce -, l’agente finisce per risultare negligente o per operare male, sia pur con buona intenzione.

Keith Jarrett,The Köln Concert, Part I
Umiltà non è affatto, in senso betocchiano, attaccamento alle piccole cose, «fedeltà alla vita», adesione all’immediatezza e alla gratuità dell’esistenza – scelte e atteggiamenti, peraltro, pienamente rispettabili, se non altro sul piano etico. Umiltà dev’essere, nel senso dei tragici greci, senso del limite, accettazione dei confini dell’umano; e accettazione, in pari tempo, quasi per una sorta di amor fati, della propria sorte, del proprio cammino, del proprio essere-nel-mondo – se vogliamo, del proprio “particulare”. Ora, fato del poeta è la forma a cui egli è chiamato, spazio del dicibile da cui è cinto il suo respiro, con i suoi ritmi, i suoi silenzi – le sue «svolte» direbbe Celan. Dante chiamava questo «il fren de l’arte» – limite, linea di confine, soglia sacra, e insieme termine e contorno che determinano la forma, che fanno essere il consistere della parola e del discorso. L’umiltà del poeta è la sua consapevolezza, la sua coscienza, il suo sapersi arrestare ai confini del dicibile, pur protendendosi a volte verso di essi fino al limite del loro oltrepassamento; limite sul cui crinale, a un passo dall’abisso del silenzio, sorge la parola, e trema il filo del canto. Nella sua umiltà è la sua grandezza. (Matteo Veronesi)
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Paul Desmond, Embarcadero
Naufragio, JMW Turner
...un bicchiere colmo d'acqua sul tavolo,
le onde
s'ingrossano,
portano via
il presente...
"Il primo pezzo che ho composto è stato “S.S. dei Naufragati”, l’avevo inciso con la Banda Ionica. Mi hanno dato una base già fatta e mi hanno detto: cantaci sopra qualcosa. Che pretese! In quel periodo ero molto affascinato dal mondo gotico-romantico e anche biblico che c’è in Moby Dick o La ballata del vecchio marinaio di Coleridge. E da lì son partito. Questo è stato il pezzo che ha aperto una porta per questo disco, e dietro alla porta c’era qualcosa che ha a che fare con pezzi solenni, di pietra, oppure barocchi, che ha a che fare con quel briciolo di polvere che siamo... "

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Claude Achille Debussy, La Mer - I movimento
De l'aube à midì sur la mer (Dall'alba a mezzogiorno sul mare)
Laboratorio

La campana rintocca tremenda,
ne tremano i muri anneriti.
Non può durar più a lungo l'incertezza
della più solenne delle attese.
L'oscurità già si rischiara;
già nel fondo della fiala
si accende come una brace viva,
sì, come il più splendido rubino,
e nel buio irraggia lampi.
Appare una luce chiara, bianca!
Purché questa volta non la perda! -
Ah, Dio! Che cosa strepita alla porta?
Goethe, Faust (Vol II, atto II)
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Wim Mertens, Maximizing the audience