sabato, 04 ottobre 2008

Paolo Conte, Psiche





Paolo Conte, Psiche

Psiche sa leggere, scrivere, pallida lampada araba

Tra Amore e Psiche è quest'ultima quella più interessante: la principessa che per amore del dio Eros sfida Venere e scende fino agli inferi. Che a Paolo Conte piacciano i personaggi con storie da raccontare è risaputo. Non è un caso allora che questo suo nuovo disco si apra con una citazione della favola narrata da Apuleio nelle Metamorfosi, scegliendone il lato più oscuro.

Gianni Sibilla


Un album da luci soffuse e atmosfere rarefatte. E' possibile ascoltarlo dalla radio a sinistra e in questo video.
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categorie: musica, paolo conte
domenica, 17 agosto 2008

Le danze notturne


Nottte stellata, Van Gogh

Un sorriso è caduto nell’erba.
Irrecuperabile!
 
E come si perderanno le tue
danze notturne. Nella matematica?
 
Questi salti e spirali così puri –
Di sicuro percorrono
 
il mondo per sempre, io non resterò del tutto
svuotata di bellezze, il dono
 
del tuo piccolo respiro, il profumo
d’erba bagnata dei tuoi sonni, gigli, gigli.
 
La loro carne non ha somiglianza alcuna.
Fredde pieghe dell’io, la calla,
 
e il giglio tigrato, che si fa bello –
macchie, e un ventaglio di petali ardenti.
 
Le comete
hanno da attraversare tanto spazio,
 
tanto freddo, oblio.
Così i tuoi gesti si sfioccano –
 
caldi e umani, poi la loro luce rosa
che gocciola e si sfalda
 
dalle nere amnesie del cielo.
Perché mi sono date
 
queste lampade, questi pianeti
che cadono come benedizioni, come fiocchi
 
esagonali, bianchi
sui miei occhi, sulle labbra, sui capelli
 
e toccano e si dissolvono.
Nel nulla.
 
Sylvia Plath


Ludovico Einaudi, Mali Sajio

 

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categorie: musica, poesia, letteratura, plath, ludovico einaudi
martedì, 01 luglio 2008

Nem um dia - Djavan

 

Um dia frio
Um bom lugar pra ler um livro
E o pensamento là em voce
Eu sem voce nao vivo

Um dia triste
Toda fragilidade incide
E o pensamento la em voce
E tudo me divide

Um dia frio
Um bom lugar pra ler um livro
E o pensamento la em voce
Eu sem voce nao vivo

Um dia triste
Toda fragilidade incide
E o pensamento la em voce
E tudo me divide

Longe da felicidade e todas as suas luzes
Te desejo como ao ar
Mais que tudo
es manha natureza das flores

Mesmo por toda riqueza dos sheiks arabes
Nao te esquecerei um dia
Nem um dia
Espero com a forca do pensamento
Recriar a luz que me trara voce

E tudo nascera mais belo
O verde faz do azul com amarelo
O elo com todas as cores
Pra enfeitar amores gris

E tudo nascera mais belo
O verde faz do azul com amarelo
O elo com todas as cores
Pra enfeitar amores gris

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categorie: musica, djavan
giovedì, 07 febbraio 2008

La prudenza e l'arte



Marcantonio Raimondi, La prudenza

Prudenza” (phrónesis, nel greco di Aristotele) è la capacità di stabilire con sicurezza «che cosa si deve fare oppure no». Essa, come diceva Tommaso, è «recta ratio agibilium» (retto criterio riguardo a come vivere). Coincide con la genialità interpretativa che una coscienza ben formata sa esercitare sulle situazioni in cui vive. […]

Insieme alla prudenza è opportuno considerare l’ “abilità” o “arte”. Tommaso la definisce come «il retto criterio riguardo a come fare le cose» (recta ratio factibilium) [1]. Arte - in greco téchne, in latino ars - è la maniera adeguata di realizzare le cose: fare qualcosa a regola d’arte, significa realizzarla secondo quel che di meglio la tradizione ci ha suggerito ed esemplificato in proposito. Naturalmente chi possiede realmente un’arte, saprà innovarla, facendo rivivere la tradizione (in modo creativo, o anche polemico). Quel che ci interessa sottolineare è che l’uomo virtuoso o prudente, non potrà non tendere anche ad essere artista di quel che fa, cioè ad essere competente e appassionato, al punto da risultare creativo. Questo vale per il mestiere (anche il meno appariscente), per la professione, per la funzione sociale e politica, ma anche per i rapporti umani ed educativi. Senza arte – cioè, senza competenza operativa negli ambiti in cui agisce -, l’agente finisce per risultare negligente o per operare male, sia pur con buona intenzione.

[1] Cfr. Tommaso d’Aquino, Summa Theologiae, I, q. 22, a. 2. L’ars è l’esatto risvolto, sul piano del fare esteriore (facere), di quel che è la prudenza sul piano dell’agire interiore (agere). E non a caso lo stesso Tommaso (cfr. Summa Theologiae, I IIae, q. 57, aa. 3-4) metteva in relazione, pur nella necessaria distinzione, queste due dimensioni operative.




free music


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categorie: musica, arte, filosofia, wim mertens
domenica, 28 ottobre 2007

Come il giorno


Il cuore mi scopri sotterraneo,
che ha rose e lune a dondolo
e ali di bestie di rapina
e cattedrali da cui tenta
altezze di pianeti l’alba.
 
Salvatore Quasimodo, Oboe sommerso



M Rothko, n. 8

Keith Jarrett,The Köln Concert, Part I



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categorie: musica, poesia, letteratura, arte, quasimodo, keith jarrett
domenica, 22 luglio 2007


Umiltà non è affatto, in senso betocchiano, attaccamento alle piccole cose, «fedeltà alla vita», adesione all’immediatezza e alla gratuità dell’esistenza – scelte e atteggiamenti, peraltro, pienamente rispettabili, se non altro sul piano etico. Umiltà dev’essere, nel senso dei tragici greci, senso del limite, accettazione dei confini dell’umano; e accettazione, in pari tempo, quasi per una sorta di amor fati, della propria sorte, del proprio cammino, del proprio essere-nel-mondo – se vogliamo, del proprio “particulare”. Ora, fato del poeta è la forma a cui egli è chiamato, spazio del dicibile da cui è cinto il suo respiro, con i suoi ritmi, i suoi silenzi – le sue «svolte» direbbe Celan. Dante chiamava questo «il fren de l’arte» – limite, linea di confine, soglia sacra, e insieme termine e contorno che determinano la forma, che fanno essere il consistere della parola e del discorso. L’umiltà del poeta è la sua consapevolezza, la sua coscienza, il suo sapersi arrestare ai confini del dicibile, pur protendendosi a volte verso di essi fino al limite del loro oltrepassamento; limite sul cui crinale, a un passo dall’abisso del silenzio, sorge la parola, e trema il filo del canto. Nella sua umiltà è la sua grandezza. (Matteo Veronesi)





free music

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categorie: musica, poesia, letteratura, wim mertens
lunedì, 18 giugno 2007

Cantilena all'angolo della strada


La pretesa freschezza della natura all'alba è un'illusione. Tutto è così come l'avevamo lasciato al sopraggiungere della notte. Giacciono, sparsi sul lastrico della città, i rottami del giorno precedente. Senza contare che, in tutto il mondo, continuamente fa giorno. Se il telefono ce lo comunicasse, udiremmo a ogni istante, del giorno e della notte: spunta il sole, spunta il sole, spunta il sole. Vero è che riceveremmo continuamente altrettanti annunzi: il sole tramonta, il sole tramonta, il sole tramonta. Perciò, quando sembra che, al primo raggio che indora i fili di ragno fra i cespugli bagnati di rugiada, tutto il creato canti: "È giorno, è giorno", non è tutto il Creato che canta, e in quel momento c'è anche a qualche distanza da noi un luogo dove, sentendosi il primo brivido della sera, pare che il Creato mormori sul pianto delle cose: "Pentimento, pentimento, il giorno è finito!" Ma anche qui non è tutto il Creato, è un piccolo punto del Creato.
 
Achille Campanile




  ascolta
Paul Desmond, Embarcadero


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categorie: musica, letteratura, narrativa, achille campanile, paul desmond
domenica, 20 maggio 2007

Naufragi


Naufragio, JMW TurnerNaufragio, JMW Turner


...un bicchiere colmo d'acqua sul tavolo,
le onde
s'ingrossano,
portano via
il presente...


Grazie, Deank

 

"Il primo pezzo che ho composto è stato “S.S. dei Naufragati”, l’avevo inciso con la Banda Ionica. Mi hanno dato una base già fatta e mi hanno detto: cantaci sopra qualcosa. Che pretese! In quel periodo ero molto affascinato dal mondo gotico-romantico e anche biblico che c’è in Moby Dick o La ballata del vecchio marinaio di Coleridge. E da lì son partito. Questo è stato il pezzo che ha aperto una porta per questo disco, e dietro alla porta c’era qualcosa che ha a che fare con pezzi solenni, di pietra, oppure barocchi, che ha a che fare con quel briciolo di polvere che siamo... "
 Vinicio Capossela

 

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categorie: musica, pittura, vinicio capossela
martedì, 27 marzo 2007

Di ritorno dalla mostra
“Turner e gli impressionisti”

 
 

Ne La Recherche Proust tratteggia il personaggio di Elstir, pittore di marine. Il fascino delle sue opere “consisteva in una specie di metamorfosi delle cose rappresentate, analoga a quella che in poesia si chiama metafora, e che se Dio Padre aveva creato le cose nominandole, Elstir le ricreava togliendo loro il nome, e dandogliene un altro (…) era appunto quella che, confrontando la terra al mare, sopprimeva tra loro ogni demarcazione”.
L’immaginaria produzione di Elstir, riflette la poetica di Whistler o Paul Helleu, ma suggerisce anche qualche affinità con l’opera dell’ultimo Monet. Del resto capita, osservando il mare – un paesaggio d’acqua, come lo definirebbe Monet, “di prendere una parte più scura per una cosa lontana, o di guardare con gioia una cosa azzurra e fluida”, senza sapere se appartenga al mare o al cielo. E’ la nostra razionalità a ristabilire poi “tra gli elementi la separazione” che la “prima impressione aveva abolito”. La pittura di Elstir, vivissima sebbene frutto dell’immaginazione dell’autore, riflette dunque la qualità rarefatta e mutante, ma non per questo illogica e disordinata, della scrittura proustiana, tesa a restituire l’intangibile armonia dei suoni e dei colori.
E’ con la memoria che l’uomo riconosce il senso delle incessanti trasformazioni cui il tempo sottopone la realtà, la storia, i sentimenti. Proust cerca nella lentezza e nella qualità cangiante della sua prosa ciò che gli impressionisti, soprattutto Monet, andavano cercando con la propria pittura.
Ed è soprattutto Monet, con la riproduzione ossessiva di un unico soggetto ritratto in diverse condizioni atmosferiche e l’attenzione spasmodica per il sottile ma inesorabile mutare del dato reale, a offrire una straordinaria traduzione su tela della ricerca proustiana. (S. Bartolena)
 
L’apparire che la natura fa non ne esaurisce mai la vita, è anzi ricchezza che seguita a manifestarsi senza sosta. La natura di Monet è sempre nuova a ogni percezione e dunque sempre nuova a ogni quadro. E in questo manifestarsi continuo della natura al nuovo sguardo è contenuto il tempo. Così la soggettività dello sguardo di Monet sta dentro un tempo cosmico.
E’ bella la frase di Bergson tratta dall'Evoluzione creatrice: “Dovunque qualcosa viva si apre da qualche parte un registro in cui si iscrive il tempo”. La natura che vive autorizza il tempo, ne è garante. Così il pittore impressionista, e Monet in modo precipuo, dipinge una natura con tempo, il tempo dentro la natura. (M. Goldin)
 
Nelle Ninfee del 1908 verticalità e orizzontalità si confondono: l’universo è verticale, orizzontale, ambidestro? Acqua o cielo? La luce è gialla o riflessa in verdi ormai senza identità: penetra attraverso le nuvole, risorge dai fondali scuri, in aperture dorate, verso un mondo sognato. E’ la stessa luce che alimenta i temporali, le ombre e i tramonti di Turner, a Venezia, in Inghilterra, sui laghi svizzeri: luoghi che sono una sorta di generatore, il supporto dell’artista, e che cedono la loro corporeità per trasformarsi in pittura pura. Il giallo è il simbolo della luce, dalle “Aurore” classiche ai giardini di Bonnard, alle aperture sull’inconscio di Odilon Redon, al fuoco di Rothko. Ci si trova immersi in percorsi lontani, altri cammini della storia che raggiungono, quasi, spazi di magia. (V. Anker)
 


  ascolta
Claude Achille Debussy, La Mer - I movimento
De l'aube à midì sur la mer (Dall'alba a mezzogiorno sul mare)

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categorie: musica, letteratura, arte, pittura, impressionismo, turner
lunedì, 19 marzo 2007

Laboratorio 

La campana rintocca tremenda,
ne tremano i muri anneriti.
Non può durar più a lungo l'incertezza
della più solenne delle attese.
L'oscurità già si rischiara;
già nel fondo della fiala
si accende come una brace viva,
sì, come il più splendido rubino,
e nel buio irraggia lampi.
Appare una luce chiara, bianca!
Purché questa volta non la perda! -
Ah, Dio! Che cosa strepita alla porta?

Goethe, Faust  (Vol II, atto II)













  ascolta
Wim Mertens, Maximizing the audience


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categorie: musica, poesia, riflessioni, letteratura

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Schegge

Abbiamo nel cuore un solitario amore, nostra vita infinita, e negli occhi il cielo per nostro vario cammino. Le spiagge i cieli, la riva su cui sassi e rovi e il solitario equisèto, e colli erbosi grassi rioni, città dispiegate come belle bandiere, e nude prigioni. Questa è la nostra vita. Questi nostri volti vagabondi come musi di cani ci somigliano. Il vento il sole le corolle rosse e blu, i sogni mai sognati i nostri sogni. Questa è la nostra vita e nulla più.

Beppe Salvia



Le nostre parole, come baci soffiati, sono inghiottite da fantasmi lungo il cammino, le loro mete smarrite in un tocco di splendore infinito: com'è sempre distante ogni cosa, e tuttavia vicina, musica che comincia a salire come fumo sotto gli alberi.

Charles Wright


In un campo
io sono l’assenza
di campo.
E’
sempre così.
Ovunque io sia
io sono ciò che manca.
Quando cammino
separo l'aria
e sempre l'aria si fa avanti
a riempire gli spazi
che il mio corpo occupava.
Tutti abbiamo ragioni
per muoverci.
Io mi muovo
per tenere assieme le cose.

Mark Strand


E allora gli accadde l'oliva.

Gottfried Benn


...noi del paradiso l'abbiamo sempre
considerata una leggera esagerazione...

Jostein Gaarder

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