sabato, 01 dicembre 2007

Volver

http://www.mymovies.it/filmclub/2006/03/309/locandina.jpg
Si torna a casa perché si prova nostalgia.
Il nostos, ovvero il ritorno alle origini, è uno dei miti fondanti della mitologia greca e dell’immaginario letterario e artistico occidentale. Il termine nostoi indica infatti la saga dei ritorni degli eroi greci vincitori a Troia. Nostalgia è il termine che combina il nostos, ritorno, ad algos, il dolore. La nostalgia è dunque la sofferenza provocata dal desiderio inappagato di ritornare.

Ma la nostalgia è anche ignoranza. Kundera ne L'ignoranza scrive:
Gli spagnoli dicono añoranza, […] dal verbo añorar (provare nostalgia), che viene dal catalano enyorar, a sua volta derivato dal latino ignorare. Alla luce di questa etimologia, la nostalgia appare come la sofferenza dell’ignoranza: tu sei lontano, e io non so che ne è di te. Il mio paese è lontano, e non so cosa succede laggiù”.

Il ritorno alla fin fine dovrebbe coincidere con ciò che ci fa esclamare: "Eccomi, da dove non sono mai partito."
Le nostre origini diventano come un sogno alla prova della memoria, la quale, come Kundera scrive, "può trattenere dal passato solo un’insignificante minuscola particella, senza sapere perché proprio quella e non un’altra".
In un passo del libro si legge: "Sarà il tuo grande ritorno - dice Sylvie a Irena – il grande ritorno. Ripetute, le parole acquistarono una tale forza che, dentro di sé, Irena le vide scritte con la maiuscola: Grande Ritorno. Fu stregata da immagini che, d’improvviso, affiorano da vecchie letture, da film, dalla sua memoria e forse da quella dei suoi antenati: … la casa natale che ciascuno porta dentro di sé; Ulisse che rivede la sua isola dopo anni di vagabondaggio; il ritorno, la grande magia del ritorno".
L’assenza è generatrice di ricordi e di nostalgia in contrapposizione al presente. Ciascuno ricorda a modo proprio: crediamo che i nostri ricordi coincidano con quelli di chi abbiamo amato, crediamo di aver vissuto la medesima esperienza, ed è così che si può scoprire nel ricordo un'illusione.
Così, in quella storia si sviscera un dilemma profondo: "La gigantesca, invisibile scopa che trasforma, sfigura e cancella paesaggi opera da millenni, ma i suoi movimenti, un tempo lenti, appena percettibili, hanno subìto una tale accelerazione che mi chiedo: sarebbe concepibile, oggi, l’Odissea? L’epopea del ritorno appartiene ancora alla nostra epoca? Svegliandosi al mattino sulla spiaggia di Itaca, Ulisse avrebbe potuto ascoltare in estasi la musica del Grande Ritorno se il vecchio ulivo fosse stato abbattuto e se nulla intorno a lui fosse stato riconoscibile?"

Il ritorno ai luoghi d'infanzia si conclude con la triste e vuota constatazione che le persone sono scomparse e i luoghi mutati. Il ritorno alle origini è anche disillusione, i temi sviscerati da Pavese e da Faulkner.

Per ognuno a un certo punto della vita, il ritorno ai luoghi d’infanzia diventa il percorso per conoscere o ri-conoscere se stessi e forse anche per imparare a morire. "Nel mio principio è la mia fine", scrisse Thomas Stearn Eliot.

E in Volver, ritornare, commedia triste e allegra, Pedro Almodovar ritorna come un Don Chisciotte a La Mancha, il luogo della sua infanzia e, quando il fantasma più amato (la madre) torna in una notte buia, è giusto parlare con lei per curare antiche ferite. Perchè la casa dell'infanzia è anche la madre, la culla e il riposo.
postato da: Bleumarine alle ore 01:44 | link | commenti (17) | commenti (17) (pop-up)
categorie: cinema, letteratura

Commenti
#1   01 Dicembre 2007 - 19:06
 
Al di là del film di Almodovar, mi piaer questa tua costruzione del ritorno, della nostalgia, della memoria e soprattutta cosa farebbe Ulisse oggi.
Bel post.
Michele
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#2   01 Dicembre 2007 - 19:20
 
Grazie Michele, il film è stato in effetti solo un pretesto, anche se Almodovar rimane pur sempre nella lista dei miei preferiti. Non credo che per Ulisse sarebbe sarebbe la stessa cosa, penso volgendomi a guardare il mastodontico albergo vicino casa mia, costruito in soli 10 mesi. Ehmm...
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#3   02 Dicembre 2007 - 12:24
 
meglio per celebrare il termine greco il film Nostalgia di Tarkovskij. Mi piace il tuo blog. ciao nam
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#4   02 Dicembre 2007 - 22:08
 
Grazie per il tuo commento, nam. Peccato non aver visto il film...
Dai tempi di Lumiere fino a oggi, moltissimi film si sono occupati di temi legati alla memoria, alla nostalgia e all'oblio. sono temi molto cari alla cinematografia. Per citarne qualcuno, Amarcord, L'amore molesto, Nuovo Cinema Paradiso, Ritratto della memoria, La camera verde, Otto e mezzo, Il posto delle fragole...
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#5   02 Dicembre 2007 - 22:20
 
Hai visto la "camera verde di Truffaut"??. Me ne meraviglio. Siamo in pochi. ciao Nam
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#6   02 Dicembre 2007 - 23:08
 
Magari, ma ne ho letto. Di Truffaut ho visto solo "La signora della porta accanto".
Ciao :)
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#7   03 Dicembre 2007 - 21:42
 
Grande, come sempre.
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#8   06 Dicembre 2007 - 20:36
 
...lo sapevo....bastava togliere il tappo, adesso apro la finestra, i tuoi post sono sempre più caldi e accoglienti :)
..ho un film per te, appena scopro il modo per mandartelo...
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#9   06 Dicembre 2007 - 21:27
 
Grazie deank, sempre un piacere averti qui. :*
Sarei curiosa di sapere di che film si tratta, me lo manderai proprio??? :)
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#10   07 Dicembre 2007 - 09:20
 
Io credo che tu, dal vivo, sia una splendida conversatrice. Questa tua riflessione, piena di spunti etimologici e di visioni creative, mi ha davvero incantato. In particolare mi piace molto riflettere sul verbo spagnola "anorar". Questa ignnoranza nostalgica, questa mescolanza fra il non conoscere più ciò che si sapeva, fra la lontananza e l'immaginazione, mi fa pensare anche alla nostalgia per quello che non si è mai conosciuto.
:-)
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#11   07 Dicembre 2007 - 14:43
 
Gentilissimo scaramouche, diciamo che qui su splinder sono parecchio più "compassata" che dal vivo e certi ghirigori riflessivi è più facile che li faccia quando sono sola. :)

E' interessante questa tua osservazione sulla "...nostalgia per quello che non si è mai conosciuto".
Mi ritorna in mente:

"Secondo Proust, i paradisi migliori sono i paradisi perduti. E' una frase giustamente famosa. Io mi permetto di aggiungere che forse esistono paradisi ancora più attraenti dei paradisi perduti: sono quelli che non abbiamo mai vissuto, i luoghi e le avventure che intravvediamo laggiù, non alle nostre spalle, come i paradisi perduti che ci riempiono di nostalgia; ma davanti a noi, in un futuro che un giorno, forse, come i sogni che si avverano, riusciremo a raggiungere, a toccare. Chissà, forse il fascino del viaggiatore sta in questo incanto, in questa paradossale nostalgia del futuro. E' la forza che ci fa immaginare, o illuderci di fare un viaggio e di trovare, in una stazione sconosciuta, qualcosa che potrebbe cambiare la nostra vita. Forse uno smette veramente di essere giovane quando riesce solo a rimpiangere, ad amare, soltanto i paradisi perduti".

da Marcello Mastroianni: Mi ricordo, sì, io mi ricordo.

:-)

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#12   07 Dicembre 2007 - 21:06
 
e' sempre bello tornare qui
..e trovarti.

un bacio
pablo
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#13   09 Dicembre 2007 - 21:16
 
Ciao, pablo. Grazie per il tuo passaggio...
Un caro saluto
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#14   10 Dicembre 2007 - 14:42
 
Il ritorno, questa fondante immagine della psiche umana, si pone come paradigma mitico di un luogo remoto dove dimorano e s'incontrano luce e tenebre e, all'interno di ciascuno di noi, si traduce con il nobile sentimento che tu hai evocato.
Vi è un'immensa topografia che questo sentimento proietta fuori di sè, tante suggestive immagini che ne costellano il paesaggio e che continuano ancor oggi ad imporre la loro presenza: dall'Epos omerico ai giorni nostri.
Ma, al di là dei suggestivi Topos che ne costituiscono la trasposizione simbolica, il paradigma più affascinante, io credo, rimane quel sentimento primario, privo di oggetto, che tu hai tradotto giustamente con ...nostalgia.
Un caro saluto
Roberto
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#15   17 Dicembre 2007 - 06:35
 
la nostalgia delle nostalgie è quella che si prova per ciò che non è mai stato e che poteva (o assolutamente non poteva) essere.
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#16   23 Dicembre 2007 - 14:06
 
Bello!
Elegante e profonda come sempre…



La nostalgia il ritorno mi viene in mente questo:

Niente come tornare in un luogo rimasto immutato
ci fa scoprire quanto siamo cambiati.

Nelson Mandela
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#17   17 Gennaio 2008 - 18:36
 
In clima di nostos, c'è un altro ritorno da prendere in considerazione, quello di Nietzsche, l'eterno ritorno dell'identico.
Ciao
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Abbiamo nel cuore un solitario amore, nostra vita infinita, e negli occhi il cielo per nostro vario cammino. Le spiagge i cieli, la riva su cui sassi e rovi e il solitario equisèto, e colli erbosi grassi rioni, città dispiegate come belle bandiere, e nude prigioni. Questa è la nostra vita. Questi nostri volti vagabondi come musi di cani ci somigliano. Il vento il sole le corolle rosse e blu, i sogni mai sognati i nostri sogni. Questa è la nostra vita e nulla più.

Beppe Salvia



Le nostre parole, come baci soffiati, sono inghiottite da fantasmi lungo il cammino, le loro mete smarrite in un tocco di splendore infinito: com'è sempre distante ogni cosa, e tuttavia vicina, musica che comincia a salire come fumo sotto gli alberi.

Charles Wright


In un campo
io sono l’assenza
di campo.
E’
sempre così.
Ovunque io sia
io sono ciò che manca.
Quando cammino
separo l'aria
e sempre l'aria si fa avanti
a riempire gli spazi
che il mio corpo occupava.
Tutti abbiamo ragioni
per muoverci.
Io mi muovo
per tenere assieme le cose.

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