
Si torna a casa perché si prova nostalgia.
Il nostos, ovvero il ritorno alle origini, è uno dei miti fondanti della mitologia greca e dell’immaginario letterario e artistico occidentale. Il termine nostoi indica infatti la saga dei ritorni degli eroi greci vincitori a Troia. Nostalgia è il termine che combina il nostos, ritorno, ad algos, il dolore. La nostalgia è dunque la sofferenza provocata dal desiderio inappagato di ritornare.
Ma la nostalgia è anche ignoranza. Kundera ne L'ignoranza scrive:
“Gli spagnoli dicono añoranza, […] dal verbo añorar (provare nostalgia), che viene dal catalano enyorar, a sua volta derivato dal latino ignorare. Alla luce di questa etimologia, la nostalgia appare come la sofferenza dell’ignoranza: tu sei lontano, e io non so che ne è di te. Il mio paese è lontano, e non so cosa succede laggiù”.
Il ritorno alla fin fine dovrebbe coincidere con ciò che ci fa esclamare: "Eccomi, da dove non sono mai partito."
Le nostre origini diventano come un sogno alla prova della memoria, la quale, come Kundera scrive, "può trattenere dal passato solo un’insignificante minuscola particella, senza sapere perché proprio quella e non un’altra".
In un passo del libro si legge: "Sarà il tuo grande ritorno - dice Sylvie a Irena – il grande ritorno. Ripetute, le parole acquistarono una tale forza che, dentro di sé, Irena le vide scritte con la maiuscola: Grande Ritorno. Fu stregata da immagini che, d’improvviso, affiorano da vecchie letture, da film, dalla sua memoria e forse da quella dei suoi antenati: … la casa natale che ciascuno porta dentro di sé; Ulisse che rivede la sua isola dopo anni di vagabondaggio; il ritorno, la grande magia del ritorno".
L’assenza è generatrice di ricordi e di nostalgia in contrapposizione al presente. Ciascuno ricorda a modo proprio: crediamo che i nostri ricordi coincidano con quelli di chi abbiamo amato, crediamo di aver vissuto la medesima esperienza, ed è così che si può scoprire nel ricordo un'illusione.
Così, in quella storia si sviscera un dilemma profondo: "La gigantesca, invisibile scopa che trasforma, sfigura e cancella paesaggi opera da millenni, ma i suoi movimenti, un tempo lenti, appena percettibili, hanno subìto una tale accelerazione che mi chiedo: sarebbe concepibile, oggi, l’Odissea? L’epopea del ritorno appartiene ancora alla nostra epoca? Svegliandosi al mattino sulla spiaggia di Itaca, Ulisse avrebbe potuto ascoltare in estasi la musica del Grande Ritorno se il vecchio ulivo fosse stato abbattuto e se nulla intorno a lui fosse stato riconoscibile?"
Il ritorno ai luoghi d'infanzia si conclude con la triste e vuota constatazione che le persone sono scomparse e i luoghi mutati. Il ritorno alle origini è anche disillusione, i temi sviscerati da Pavese e da Faulkner.
Per ognuno a un certo punto della vita, il ritorno ai luoghi d’infanzia diventa il percorso per conoscere o ri-conoscere se stessi e forse anche per imparare a morire. "Nel mio principio è la mia fine", scrisse Thomas Stearn Eliot.
E in Volver, ritornare, commedia triste e allegra, Pedro Almodovar ritorna come un Don Chisciotte a La Mancha, il luogo della sua infanzia e, quando il fantasma più amato (la madre) torna in una notte buia, è giusto parlare con lei per curare antiche ferite. Perchè la casa dell'infanzia è anche la madre, la culla e il riposo.