martedì, 01 aprile 2008

L'ascesa della notte

 

 

Il fiore che riscaldo, i suoi petali raddoppio, la sua corolla oscuro.

Il tempo lacera e taglia. Un chiarore se ne allontana: il nostro coltello.

La primavera ti cattura e l'inverno ti emancipa, paese di balzi d'amore.

La stella mi restituisce l'aculeo di vespa che in lei s'era nascosto.

Veglia, volto chino, irrighi il cuore delle capre sui picchi.

                                                                           René Char

Da Oeuvres complètes (Bibliothèque de la Pleiade, 1983).

Trad. Adriano Marchetti

 

postato da: Bleumarine alle ore 18:45 | link | commenti (9)
categorie: poesia, letteratura, char
giovedì, 07 febbraio 2008

La prudenza e l'arte



Marcantonio Raimondi, La prudenza
Prudenza” (phrónesis, nel greco di Aristotele) è la capacità di stabilire con sicurezza «che cosa si deve fare oppure no». Essa, come diceva Tommaso, è «recta ratio agibilium» (retto criterio riguardo a come vivere). Coincide con la genialità interpretativa che una coscienza ben formata sa esercitare sulle situazioni in cui vive. […]
 
Insieme alla prudenza è opportuno considerare l’ “abilità” o “arte”. Tommaso la definisce come «il retto criterio riguardo a come fare le cose» (recta ratio factibilium) [1]. Arte - in greco téchne, in latino ars - è la maniera adeguata di realizzare le cose: fare qualcosa a regola d’arte, significa realizzarla secondo quel che di meglio la tradizione ci ha suggerito ed esemplificato in proposito. Naturalmente chi possiede realmente un’arte, saprà innovarla, facendo rivivere la tradizione (in modo creativo, o anche polemico). Quel che ci interessa sottolineare è che l’uomo virtuoso o prudente, non potrà non tendere anche ad essere artista di quel che fa, cioè ad essere competente e appassionato, al punto da risultare creativo. Questo vale per il mestiere (anche il meno appariscente), per la professione, per la funzione sociale e politica, ma anche per i rapporti umani ed educativi. Senza arte – cioè, senza competenza operativa negli ambiti in cui agisce -, l’agente finisce per risultare negligente o per operare male, sia pur con buona intenzione.


[1] Cfr. Tommaso d’Aquino, Summa Theologiae, I, q. 22, a. 2. L’ars è l’esatto risvolto, sul piano del fare esteriore (facere), di quel che è la prudenza sul piano dell’agire interiore (agere). E non a caso lo stesso Tommaso (cfr. Summa Theologiae, I IIae, q. 57, aa. 3-4) metteva in relazione, pur nella necessaria distinzione, queste due dimensioni operative.




free music


postato da: Bleumarine alle ore 00:16 | link | commenti (9)
categorie: musica, arte, filosofia
martedì, 01 gennaio 2008

 Peter Cox, Dalkey Island Moonlight

C'è un'isola in me,

dove il vento soffia

di terra, e quando il mare urla

la sabbia impazzisce.

 

E c'è sempre luce, ma

non è mai giorno.

 

Fernando Pessoa, L'isola in me

 

postato da: Bleumarine alle ore 23:19 | link | commenti (19)
categorie: poesia, letteratura, arte, pessoa
sabato, 01 dicembre 2007

Volver

http://www.mymovies.it/filmclub/2006/03/309/locandina.jpg
Si torna a casa perché si prova nostalgia.
Il nostos, ovvero il ritorno alle origini, è uno dei miti fondanti della mitologia greca e dell’immaginario letterario e artistico occidentale. Il termine nostoi indica infatti la saga dei ritorni degli eroi greci vincitori a Troia. Nostalgia è il termine che combina il nostos, ritorno, ad algos, il dolore. La nostalgia è dunque la sofferenza provocata dal desiderio inappagato di ritornare.

Ma la nostalgia è anche ignoranza. Kundera ne L'ignoranza scrive:
Gli spagnoli dicono añoranza, […] dal verbo añorar (provare nostalgia), che viene dal catalano enyorar, a sua volta derivato dal latino ignorare. Alla luce di questa etimologia, la nostalgia appare come la sofferenza dell’ignoranza: tu sei lontano, e io non so che ne è di te. Il mio paese è lontano, e non so cosa succede laggiù”.

Il ritorno alla fin fine dovrebbe coincidere con ciò che ci fa esclamare: "Eccomi, da dove non sono mai partito."
Le nostre origini diventano come un sogno alla prova della memoria, la quale, come Kundera scrive, "può trattenere dal passato solo un’insignificante minuscola particella, senza sapere perché proprio quella e non un’altra".
In un passo del libro si legge: "Sarà il tuo grande ritorno - dice Sylvie a Irena – il grande ritorno. Ripetute, le parole acquistarono una tale forza che, dentro di sé, Irena le vide scritte con la maiuscola: Grande Ritorno. Fu stregata da immagini che, d’improvviso, affiorano da vecchie letture, da film, dalla sua memoria e forse da quella dei suoi antenati: … la casa natale che ciascuno porta dentro di sé; Ulisse che rivede la sua isola dopo anni di vagabondaggio; il ritorno, la grande magia del ritorno".
L’assenza è generatrice di ricordi e di nostalgia in contrapposizione al presente. Ciascuno ricorda a modo proprio: crediamo che i nostri ricordi coincidano con quelli di chi abbiamo amato, crediamo di aver vissuto la medesima esperienza, ed è così che si può scoprire nel ricordo un'illusione.
Così, in quella storia si sviscera un dilemma profondo: "La gigantesca, invisibile scopa che trasforma, sfigura e cancella paesaggi opera da millenni, ma i suoi movimenti, un tempo lenti, appena percettibili, hanno subìto una tale accelerazione che mi chiedo: sarebbe concepibile, oggi, l’Odissea? L’epopea del ritorno appartiene ancora alla nostra epoca? Svegliandosi al mattino sulla spiaggia di Itaca, Ulisse avrebbe potuto ascoltare in estasi la musica del Grande Ritorno se il vecchio ulivo fosse stato abbattuto e se nulla intorno a lui fosse stato riconoscibile?"

Il ritorno ai luoghi d'infanzia si conclude con la triste e vuota constatazione che le persone sono scomparse e i luoghi mutati. Il ritorno alle origini è anche disillusione, i temi sviscerati da Pavese e da Faulkner.

Per ognuno a un certo punto della vita, il ritorno ai luoghi d’infanzia diventa il percorso per conoscere o ri-conoscere se stessi e forse anche per imparare a morire. "Nel mio principio è la mia fine", scrisse Thomas Stearn Eliot.

E in Volver, ritornare, commedia triste e allegra, Pedro Almodovar ritorna come un Don Chisciotte a La Mancha, il luogo della sua infanzia e, quando il fantasma più amato (la madre) torna in una notte buia, è giusto parlare con lei per curare antiche ferite. Perchè la casa dell'infanzia è anche la madre, la culla e il riposo.
postato da: Bleumarine alle ore 01:44 | link | commenti (17)
categorie: cinema, letteratura
lunedì, 19 novembre 2007

Pensieri notturni

 

Voile de calice noir, H Matisse

Ci sono giorni in cui il tempo
si calcola troppo, attimi
in cui lo sguardo va a tempo.
Ci sono pensieri
che io non so mai allontanare in tempo.
Tic
tac...


 

 

 

 

postato da: Bleumarine alle ore 22:47 | link | commenti (24)
categorie: riflessioni
domenica, 28 ottobre 2007

Come il giorno


Il cuore mi scopri sotterraneo,
che ha rose e lune a dondolo
e ali di bestie di rapina
e cattedrali da cui tenta
altezze di pianeti l’alba.
 
Salvatore Quasimodo, Oboe sommerso



M Rothko, n. 8

Keith Jarrett,The Köln Concert, Part I



postato da: Bleumarine alle ore 11:11 | link | commenti (30)
categorie: musica, poesia, letteratura, arte
martedì, 16 ottobre 2007

I giocolieri

Pablo Picasso, I giocolieri

Ma dimmi, chi sono, questi girovaghi, questi anche un po’
più fuggitivi di noi […];
 
come da un’atmosfera oleosa, più liscia, essi planano sul tappeto consumato,
liso dal loro incessante saltare, questo tappeto
smarrito nell’universo.
 
Rainer Maria Rilke, Elegie Duinesi




free music


postato da: Bleumarine alle ore 00:12 | link | commenti (15)
categorie: poesia, pittura
domenica, 16 settembre 2007


Nella storia la stregoneria l’hanno impiccata,
ma io e la storia
troviamo tutta la stregoneria necessaria
intorno a noi, ogni giorno –
 
Emily Dickinson, Le stanze di alabastro



postato da: Bleumarine alle ore 12:58 | link | commenti (14)
categorie: poesia
mercoledì, 22 agosto 2007

Apparenze

La moglie di Lot
di Wislawa Szymborska

Ho guardato indietro, è vero.
 Dicono per curiosità.
 Non pensano neppure che potessi avere altri motivi:
 il rimpianto di una coppa d'argento
 lasciata nella mia casa di Sodoma.
 La voglia di non vedere più il mio probo marito
 che mi camminava davanti.
 La voglia di verificare se si sarebbe fermato,
 qualora fossi morta (non si fermò).
 La disubbidienza degli umili.
 La speranza che Dio ci avesse ripensato,
 e non facesse morire migliaia di innocenti.
 La solitudine e la vergogna di fuggire così di nascosto.
 Ma forse fu solo un colpo di vento
 che mi sciolse i capelli
 e che istintivamente mi fece girare la testa.
 È possibile che io sia caduta, e poi divenuta di sale
 con il viso rivolto alla città.

 

postato da: Bleumarine alle ore 01:35 | link | commenti (13)
categorie: poesia, letteratura
domenica, 22 luglio 2007


Umiltà non è affatto, in senso betocchiano, attaccamento alle piccole cose, «fedeltà alla vita», adesione all’immediatezza e alla gratuità dell’esistenza – scelte e atteggiamenti, peraltro, pienamente rispettabili, se non altro sul piano etico. Umiltà dev’essere, nel senso dei tragici greci, senso del limite, accettazione dei confini dell’umano; e accettazione, in pari tempo, quasi per una sorta di amor fati, della propria sorte, del proprio cammino, del proprio essere-nel-mondo – se vogliamo, del proprio “particulare”. Ora, fato del poeta è la forma a cui egli è chiamato, spazio del dicibile da cui è cinto il suo respiro, con i suoi ritmi, i suoi silenzi – le sue «svolte» direbbe Celan. Dante chiamava questo «il fren de l’arte» – limite, linea di confine, soglia sacra, e insieme termine e contorno che determinano la forma, che fanno essere il consistere della parola e del discorso. L’umiltà del poeta è la sua consapevolezza, la sua coscienza, il suo sapersi arrestare ai confini del dicibile, pur protendendosi a volte verso di essi fino al limite del loro oltrepassamento; limite sul cui crinale, a un passo dall’abisso del silenzio, sorge la parola, e trema il filo del canto. Nella sua umiltà è la sua grandezza. (Matteo Veronesi)





free music

postato da: Bleumarine alle ore 22:37 | link | commenti (13)
categorie: musica, poesia, letteratura

Chi sono

Blogger: Bleumarine

Schegge

Abbiamo nel cuore un solitario amore, nostra vita infinita, e negli occhi il cielo per nostro vario cammino. Le spiagge i cieli, la riva su cui sassi e rovi e il solitario equisèto, e colli erbosi grassi rioni, città dispiegate come belle bandiere, e nude prigioni. Questa è la nostra vita. Questi nostri volti vagabondi come musi di cani ci somigliano. Il vento il sole le corolle rosse e blu, i sogni mai sognati i nostri sogni. Questa è la nostra vita e nulla più.

Beppe Salvia



Le nostre parole, come baci soffiati, sono inghiottite da fantasmi lungo il cammino, le loro mete smarrite in un tocco di splendore infinito: com'è sempre distante ogni cosa, e tuttavia vicina, musica che comincia a salire come fumo sotto gli alberi.

Charles Wright


In un campo
io sono l’assenza
di campo.
E’
sempre così.
Ovunque io sia
io sono ciò che manca.
Quando cammino
separo l'aria
e sempre l'aria si fa avanti
a riempire gli spazi
che il mio corpo occupava.
Tutti abbiamo ragioni
per muoverci.
Io mi muovo
per tenere assieme le cose.

Mark Strand


E allora gli accadde l'oliva.

Gottfried Benn

Commenti recenti

pociachi in L'ascesa della notte
Bleumarine in L'ascesa della notte
Maldoror67 in L'ascesa della notte
Bleumarine in L'ascesa della notte
Bleumarine in I giocolieri
tullia65 in L'ascesa della notte
kirchner in I giocolieri
Bleumarine in L'ascesa della notte
Bleumarine in L'ascesa della notte
irazoqui in L'ascesa della notte

L'altro blog

Blue Costume

Archivio

oggi
aprile 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
--- 2007 ---
--- 2006 ---

Categorie

arte
char
cinema
filosofia
letteratura
musica
narrativa
pessoa
pittura
poesia
psicologia
riflessioni
saggistica

Links

Aion
Aurelio Valesi
Deank
Emanuele Nicolotti
Exploratio
IL MELOGRANO
Lessness
Maria Strofa
Officina Mezzaluna
Ombre

Z-Blog Awards, Sw4n powered: Nominee

Partecipano

Foto recenti

Bottoni

Contatore

visitato *loading* volte